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11 settembre 2008

Alitalia, Fantozzi: senza accordo, lavoratori in mobilità


Governo e sindacati si rivedranno giovedì mattina alle 10. E tira aria di aut aut. Il commissario straordinario Fantozzi, a capo della vecchia Alitalia, quella per cui è sta avviata la procedura di fallimento, ha detto chiaro e tondo che «se non ci sarà un accordo sul piano di salvataggio entro la scadenza di domani, la compagnia avvierà le procedure per la mobilità del personale e la disdetta dei contratti». D’altronde, non c’era da aspettarsi altro, i sindacati hanno davanti solo bocconi amari. Per questo non capiscono come il ministro Sacconi possa dirsi «ottimista». Per il segretario generale della Filt-Cgil, Franco Nasso, «visto che c'è tutto questo ottimismo spero che ci sia anche della sostanza che lo giustifichi. Noi - sottolinea - non ne sappiamo niente e quindi valuteremo solo dopo». «Speriamo - dice il segretario generale della Fit-Cisl Claudio Genovesi - che Sacconi abbia argomenti per sostenere questo ottimismo con fatti concreti». «Vorrei capire dove Sacconi trova questo ottimismo», aggiunge anche il segretario generale della Uil Trasporti Giuseppe Caronia.Ma Sacconi non è il solo a raccontare favole. Anche Tremonti, che mercoledì ha riferito di fronte alle commissioni parlamentari, descrive l'operazione Alitalia come una manna dal cielo, che ha fatto restare italiana la compagnia, che non avrà nessuna ricaduta sulle casse dello Stato e che limita i danni degli esuberi. Non ci sta però il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani, secondo il quale «non si sta facendo una nuova Alitalia, ma una nuova Air One»: «Nessuna persona di buon senso - aggiunge Bersani - può negare» che l'opzione Air France offriva una «prospettiva industriale e il rispetto delle regole con un impatto sociale ben diverso». Certo, aggiunge Bersani, «c'era il problema della bandiera» ma sarebbe stato meglio «mettere soldi pubblici nel rafforzamento della presenza italiana in un grande operatore» perché «tutto il mondo preferisce partecipare in modo dignitoso a cose grandi piuttosto che essere padroncini di cose piccole».Non va meglio nemmeno sul fronte della vecchia Alitalia, la parte “malata” gestita dal commissario Fantozzi. «Avete derogato a tutto – attacca Bersani – avete derogato alle norme del mercato, avete garantito 12 mesi di continuità, ma chi paga? – si chiede – Lo voglio sapere, paga “pantalone”?».Entro i primi di ottobre l'Italia dovrà fornire a Bruxelles nuovi chiarimenti sul prestito ponte da 300 milioni concesso ad Alitalia, che il governo Berlusconi ha trasformato in finanziamento a fondo perduto. Stanno infatti per scadere i 30 giorni lavorativi concessi da Bruxelles a Roma per rispondere alle «richieste di chiarimenti» avanzate da quattro compagnie aeree - British Airways, Ryanair, Neos, Sterling - e l'associazione europea dei tour operator, le quali sostengono che dietro al prestito ponte si celano aiuti di Stato illegali. Tocca ora a Roma spiegare che così non è. «Stiamo lavorando alacremente - ha detto il commissario europeo ai Trasporti Anotnio Tajani - se l'indagine dimostrerà che si tratta di aiuti di Stato, Alitalia dovrà restituire il prestito al governo, sennò le cose rimarranno come sono». Ma non si preannuncia un'indagine semplice. «Ci vorrà qualche mese per chiuderla».