
Tale spazio, storicamente, rientrava tra i beni del 'beneficio' della chiesa di Santa Maria della Scala, sui cui frutti quella chiesa pagava una decima di 7 tarì alla Santa Sede già nel 1324.
Dopo il Concilio di Trento, a seguito della riforma sull'amministrazione dei beni ecclesiastici, la proprietà fondiaria fu sottoposta a sistemi indiretti di sfruttamento.
Per questa ragione, nel 1583 tutti i benefici e i legati pii di Massafra (tra cui quello di S. Maria della Scala), con le rispettive chiese e cappelle, furono incorporati e annessi in un'unica massa patrimoniale amministrata dal Capitolo collegiale e non più dai singoli chierici.
Nel Catasto Onciario del 1749 i terreni, gli alberi di ulivo e persino le grotte di S. Maria della Scala risultano di proprietà del Capitolo e dal Capitolo concessi a censo enfiteutico (una specie di affitto) a vari mas

Ora su quel terreno, donato secoli fa, a costo di incredibili sacrifici e privazioni, con lo spirito di incrementare il culto della Madonna della Scala, si sta costruendo una stazione di carburanti.
Tale progetto non porta alcun bene né al paesaggio né tantomeno alla devozione per la nostra
Protettrice. L’area era di proprietà dell’Ente per il sostentamento del clero. Ancora una volta invito il sindaco di Massafra dott. Martino Tamburrano ed il Vescovo mons. Pietro Maria Fragnelli ad intervenire per bloccare il progetto. Noi massafresi riteniamo quella zona un posto sacro che poco si sposa con un impianto di questo tipo.
IL CAPOGRUPPO DEL PD
VITO MICCOLIS