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OTTAVA FESTA DE L'UNITÀ: "SÌ RIPARTE, INSIEME."

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ECCOCI.

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31 agosto 2009

•Giappone. Partito Democratico al Governo

Dopo 54 anni di Governo Liberlademocratico il Giappone si accinge a cambiare guida politica. Schiacciante vittoria del Partito Democratico guidato da Yukio Hatoyama nei confronti di quello dell'attuale Primo Ministro Taro Aso,
Secondo dati ancora non definitivi i Democratici triplicano i seggi (da 115 a 308). Il contrario accade ai Liberaldemocratici che da 300 crollano a 119 .
I Democratici si sono presentati all’elettorato promettendo di ristrutturare la spesa pubblica, limitando gli sprechi e concentrandosi sul sostegno ai consumatori, alle piccole e medie imprese. Hanno inoltre annunciato l’intenzione di regolarizzare il lavoro precario (oltre un terzo del totale ). Suo terreno dell’aiuto alle famiglie, il loro piano prevede sussidi ai coniugi con figli piccoli e l'esenzione dei ticket sanitari per gli anziani con più di 75 anni d’età. «Vogliamo aumentare il reddito disponibile in ogni casa, eliminando l'incertezza nel futuro -ha spiegato più volte Yukio Hatoyama-. Più soldi alle famiglie per rimettere in moto l'economia» era lo slogan continuamente ripetuto.

La svolta politica in Giappone alimenta il dibattito politico in Italia. Pier Luigi Bersani candidato alla segreteria nazionale del Pd commenta: «Dopo l'India e gli Stati Uniti anche il Giappone compie una svolta politica affidando le responsabilità di governo alle forze democratiche e progressiste. Anche l'Europa deve trovare un percorso di rinnovamento delle politiche. L'insegnamento che ci viene da quel che è successo in altri continenti è che la riscossa dei riformisti può avvenire solo a partire dai grandi temi economici e sociali, abbandonando conservatorismi e subalternità a ricette altrui».
Romano Prodi fa una similitudine tra il Giappone e l'Italia. «Il Giappone si è bloccato su problemi non distanti dai nostri: popolazione in diminuzione, blocco dell'immigrazione, nessuna intenzione di cambiare l'età pensionabile e un Paese vittima delle 'corporazioni. È chiaro che questo ha dato molta speranza al cambiamento di governo anche se le difficoltà saranno tantè». Prodi si è congratulato al telefono, fa sapere, con il probabile vicepremier giapponese Naoto Kan, già leader del partito democratico giapponese: «C'è una lunga amicizia. Kan mi ha ricordato la frase che dissi allora "Non basta vincere, ma bisogna poi governare e bisogna governare con una solida maggioranza". È certo che loro - sottolinea però Prodi - avranno una maggioranza molto più solida di quella che ebbi io, ma mi fa molto piacere che riflessioni di allora abbiano dato frutti così belli oggi». Tornando a parlare del Giappone, Prodi sottolinea come la svolta nelle attuali elezioni si inserisca «anche all'interno di quella americana, mentre l'Europa è più tardiva a rispondere a questi stimoli della storia».

29 agosto 2009

• VI Festa di Quartiere nella Città Vecchia di Taranto


Partirà questai sera la sesta edizione della “Festa di Quartiere ” nella Città Vecchia di Taranto. L'evento è organizzato dal circolo PD “Antonio Gramsci”.
Fitto il programma di appuntamenti politici e non , spettacoli d'arte, di musica e di teatro .
Questa sera a partire dalle ore 20.45, presso il convento Santa Chiara, Sergio Blasi, sindaco di Melpignano e candidato alla segreteria regionale del PD Puglia, parteciperà all'incontro intitolato “Un senso a questa storia”.
Saranno presenti inoltre l'onorevole Ludovico Vico, Michele Mazzarano, vicesegretario regionale PD Puglia, Luciano Santoro, vicesegretario provinciale PD Puglia, Anna Rita Lemma, consigliere comunale PD Taranto.
«Il sindaco Blasi - ha dichiarato Lino De Guido, vicepresidente del Partito Democratico di Taranto , - rispecchia perfettamente il PD. E' un uomo che si assume le proprie responsabilità e svolge il suo lavoro onestamente e puntando allo sviluppo del nostro terterritorio ».

Domenica dalle 20.00 presso il Chiostro Santa Chiara, gli amministratori del Comune,della Provincia di Taranto, e della Regione Puglia, incontreranno i cittadini per un confronto diretto.
Saranno presenti Ippazio Stefàno, sindaco di Taranto, Dante Capriulo, assessore al Bilancio, Piero Bitetti, assessore al Lavoro, Gianni Cataldino, assessore alle Attività Produttive, Giampiero Mancarelli, assessore provinciale al Bilancio, Vito Miccolis, assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione, Donato Pentassuglia, consigliere regionale, Luciano Mineo, vicepresidente del Consiglio regionale.
«Lo scopo dell'incontro previsto per domenica - ha spiegato il vicesegretario De Guido - è quello di dare voce ai cittadini e di dare la possibilità ai nostri politici di prendere degli impegni che dovranno, successivamente, essere mantenuti e portati avanti con responsabilità».

• FINANZIAMENTI A RISCHIO PER IL PONTE DI CERNERA

Tre milioni di euro a rischio perdita.
Sono i fondi che la Regione ha stanziato per ricostruire il ponte di Cernera crollato sotto la furia dell’alluvione dell’ottobre 2005.
Era l’aprile del 2008 quando le competenze per le procedure di ricostruzione passarono dalla Provincia al Comune.
Il sindaco Martino Tamburrano allora garantì tempi celeri. Parlava di 18/20 mesi al massimo.
Siamo ad oggi e il ponte resta distrutto. Anzi continuaa crollare.
Eppure la situazione è arcinota e i residenti della contrada a nord di Massafra sono da sempre in pressing per tutelare il proprio diritto alla sicurezza. Al momento, infatti, percorrono una strada alternativa che buia, stretta e piena di curve mette costantemente a rischio di incidente.
Scadrebbero ad ottobre prossimo i tempi annunciati dal primo cittadino, ma da un recente incontro con i tecnici progettisti risulta che la gara d’appalto non potrà essere bandita prima della metà del 2010 e il ponte dovrebbe essere pronto non prima della fine del 2011. Tempi notevolmente più lunghi di quanto previsto. Ma forse, alla delusione per le promesse non mantenute, la comunità comincia ad abituarsi.
C’è, però, una scadenza, perentoria, che non può lasciare dubbi ad interpretazioni.
La Regione stabilì, infatti, che per usufruire dei finanziamenti la ricostruzione doveva avvenire entro trenta mesi dal 27 marzo scorso. Ovvero entro ottobre del 2010.
Se le previsioni dei tecnici sono giuste, quindi, la scadenza potrebbe non essere rispettata e quindi il rischio è di perdere quei finanziamenti.
Sarebbe l’ennesimo caso - denunciano dal Pd - Massafra ha, infatti, già perso il contributo regionale per aprire la strada alternativa all’Appia, che dalla stazione raggiunge l’area Pip, parallela alla ferrovia. In quella occasione non venne data, nei tempi previsti, la disponibilità dei suoli alla ditta vincitrice dell’appalto”.

28 agosto 2009

• Bersani conquista la platea «Discussione unisce, non ho paura»

Sala gremita all’inverosimile, standing ovation all’inizio e alla fine del suo intervento, autografi, strette di mano e consensi. Pierluigi Bersani, candidato alle primarie del prossimo 25 ottobre per la segreteria del Partito democratico, conquista il pubblico della Festa nazionale di Genova.

L'INTERVISTA - Intervistato dal giornalista del Tg1 Andrea Montanari, l’ex ministro dello Sviluppo economico si è soffermato soprattutto sulla difficile congiuntura economica internazionale ma non si è sottratto alle domande sul confronto con il segretario del Pd Dario Franceschini.

SINISTRA - «Non posso fare il segretario del Pd se non posso usare questa parola, sinistra»: questo è stato l'attacco del suo discorso sul programma per la corsa alla segreteria del Pd e la platea della festa del partito di Genova gli tributa due minuti di fragorosi applausi, tanto che Bersani si commuove e si ferma, per poi spiegare cosa intenda per "sinistra". «Sinistra - spiega - non è una parola esclusiva. Sinistra è una parola che allude all’uguale liberta e dignità di tutti gli esseri umani. Non vedo un partito progressista che possa rinunciare a questa parola». Poi, Bersani aggiunge due aggettivi, che «ben si addicono», o «dovrebbero farlo», al Pd. «Democratico: ci vuole in Italia una sinistra che raccolga i grandi temi del civismo, perchè - spiega - serve nel Paese una riscossa civica. Per me sinistra democratica è questo. E poi liberale, perchè ’liberalizzazione’ è contrario di liberismo». Infine, i farò, a partire dal necessario recupero dell’identità del Pd. «Abbiamo lasciato troppo correre l’idea dell’eclettismo. Un partito - spiega Bersani - se vuole aggregare deve avere un’identità, un centro aggregatore. Un partito popolare, non classista, non elitario, non giacobino, che sta dove sta il popolo, che parla al lavoro, al lavoro, ai cittadini». Da ultimo, l’affondo sul ’collega’ e attualmente segretario Dario Franceschini. « Voglio bene a Franceschini - dice infatti l’ex ministro dello sviluppo economico - ma quando ha detto di essere il Pd e che ’sono Bersani e Marino che devono spiegare in cosa sono diversi’ non mi è piaciuto molto. Se in un anno abbiamo perso 4 milioni di voti - conclude infatti Bersani - il problema sarà un po’ tutti. Ciascuno di noi deve dire con precisione cosa pensa che non sia andato e cosa c’è da correggere nel percorso del Pd». Anche Franceschini.

IL PUBBLICO - Tra i passaggi più apprezzati dal pubblico, quelli riferiti appunto alla storia ed alle radici della sinistra, ai temi etici come il testamento biologico, alle liberalizzazioni, al conflitto di interessi e dal senso ultimo della politica. Prima del suo ingresso nella sala dibattiti Bersani ha visitato la sede genovese del Partito democratico ed ha partecipato ad un incontro con i pendolari liguri e di altre Regioni italiane per ascoltarne le problematiche e le proposte in merito alla situazione del trasporto pubblico.

corriere della sera

26 agosto 2009

• il meno fortunato ....

18 agosto 2009

• In fila per andare al mare «Sincronizzate i semafori»

In fila per andare al mare «Sincronizzate i semafori»


Foto Articolo MASSAFRA - La presenza di tre semafori a poca distanza e su una strada ad altro traffico è da sempre un problema per i massafresi. La statale Appia torna al centro delle polemiche. L’ultimo week end coinciso con il ponte ferragostano ha riproposto il problema delle lunghe ed estenuanti file sotto al sole per raggiungere o tornare dal mare. La chiusura del passaggio a livello nella zona della Stazione ha accentuato il disagio. Le numerose automobili in circolazione verso l’area balneare di Chiatona hanno dovuto immettersi necessariamente dal bivio che conduce verso il cavalcavia di Chiatona. File lunghissime e automobilisti sull’orlo di una crisi di nervi. Questo lo scenario. Il problema era recentemente finito all’attenzione dell’amministrazione comunale dopo che questa ha approvato il progetto per la realizzazione di due rondò lungo la statale. Nel progetto originario ne era previsto un terzo proprio al bivio con Chiatona. Una rotatoria che avrebbe eliminato il semaforo e quindi ridotto anche il traffico verso il mare. Nella zona, poi, insistono anche molte imprese e industrie. Anche per gli operai quel traffico è un problema. Molti di loro preferiscono addirittura rinunciare a tornare a casa per il pranzo pur di evitare di rimanere imbottigliati nel traffico. Insomma disagi su disagi che dall’Amministrazione comunale garantiscono di voler risolvere. In un recente incontro tra gli industriali ed il sindaco Martino Tamburrano questi avrebbe promesso di riportare in Consiglio comunale anche il progetto per il rondò di via Chiatona. Ma i tempi per la sua realizzazione sono ovviamente lunghi. Intanto i disagi restano e per i bagnanti raggiungere il mare nel fine settimana diventa un’odissea. Vito Miccolis, segretario cittadino del Pd e neo assessore provinciale suggerisce la soluzione tampone: “Vanno sincronizzati meglio i semafori.Perchè è assurdo percorrere pochi metri e doversi rifermare al rosso. La situazione rischia seriamente di degenerare e di creare problemi di ordine pubblico. La gente è esasperata”.

Taranto Sera

8 agosto 2009

• La Regione ha bocciato la gestione Tamburrano

Ieri mattina la giunta regionale pugliese ha nominato, per l’adempimento degli obblighi relativi alla redazione e approvazione del Piano d’ambito, i Commissari ad acta nei consorzi ATO, gli Ambiti Territoriali Ottimali.
Per l’ATO 1 di Taranto (fanno parte i Comuni di Castellaneta, Crispiano, Ginosa, Laterza, Martina Franca, Massafra, Montemesola, Mottola, Palagianello, Palagiano, Statte e Taranto) è stato nominato commissario il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido.
Silurato, dunque, Martino Tamburrano che, fino a ieri, aveva giudato la struttura che coordina la gestione dei rifiuti nella parte occidentale della provincia
. A non convincere l’assessore regionale al ramo Onofrio Introna i ritardi registrati in questi Comuni nella realizzazione di una rete efficiente di raccolta differenziata.
“Il governo regionale – ha commenta il presidente della Provincia – ha assunto diversi provvedimenti di questa natura alla luce della situazione venutasi a determinare in molte aree della Puglia.
Per quanto mi riguarda, coerentemente con gli obiettivi fissati dal nostro piano provinciale dei rifiuti, mi impegnerò soprattutto per incrementare la raccolta differenziata.
Su questo terreno, come già annunciato, produrremo ogni sforzo utile, non ultimo – conclude Gianni Florido - quello di avviare specifiche campagne di sensibilizzazione”.

• Nuova sede del Sert dopo anni di disagi


«Il trasferimento del Sert di Massafra in altri locali
ristrutturati del nostro distretto Ospedaliero è una iniziativa importante per la nostra comunità».
Patrizia Notaristefano, dirigente del circolo massafrese del Pd e volontaria della comunità “Emmanuel” evidenzia come, «dopo tanti anni di precarietà e gravi disagi dei medici, del personale infermieristico e dei pazienti, oggi è possibile dare maggiore garanzia di privacy per i pazienti-utenti e i loro familiari».
L’inaugurazione dei locali avvenuta nei giorni scorsi alla presenza del direttore generale Domenico Colasanto, del direttore sanitario Asl Ta/1 Vito Fabrizio Scattaglia e del direttore sanitario del presidio occidentale Mario Cetera, dimostra la volontà della direzione della Asl Ta/1 di guardare con rinnovato impegno per combattere le patologie delle dipendenze.
«La vecchia sede del Sert – aggiunge Patrizia Notaristefano - non rispondeva in nessun modo alle caratteristiche che devono dare strutture pubbliche con finalità cosi delicate e importanti, tese al recupero psicologico dei pazienti tossicodipendenti. Credo che questo, può essere un buon punto di partenza per riorganizzare e ridefinire il profilo organizzativo del nostro Sert, valorizzando meglio le professionalità presenti. I medici, gli infermieri e gli educatori devono presentare progetti in grado di dare risposte alle aspettative dei tossicodipendenti e alle loro fami
glie. Credo che occorre investire più risorse finanziarie e umane nella lotta alle tossicodipendenze. Questo, potrà permettere agli operatori e ai medici, agli assistenti sociali di impegnarsi con maggiore determinazione in questo contesto di sofferenza sociale. Credo – prosegue - che sia altrettanto urgente ripensare radicalmente i vecchi schemi educativi. Questo significa che, occorre promuovere nuove ricerche sociologiche sulle dinamiche che, incidono pesantemente sul disagio giovanile anche nella nostra realtà cittadina».
Poi, Patrizia Notaristefano punge il Comune di Massafra, che – secondo la stessa Notaristefano - nell’ambito dei piani di zona, deve uscire dalla improvvisazione e dalla precarietà progettuale, collaborando con sue risorse economiche.
«Questo, ci impone di capire quali interventi, occorre attuare per lottare contro le vecchie e nuove dipendenze. Nella nostra realtà, il fenomeno delle dipendenze è in crescita. La drammatica combinazione di eroina cocaina e sostanze chimiche molto potenti, che prima, non erano molto presenti, determina negli operatori un approccio diverso, con tempi diversi, poiché è cambiata la “Potenza di queste sostanze”. Gli interventi in questo settore richiedono la definizione di percorsi specifici e lo sviluppo di sinergie tra istituzioni locali. Occorre – conclude Patrizia Notaristefano - anche confrontarsi con altre realtà del territorio per individuare altre esperienze utili».

5 agosto 2009

3 agosto 2009

• «La Borsci va salvata»

Cassa integrazione estesa a tutti e 26 i lavoratori della Borsci industria liquori.
È questo l’obiettivo raggiunto questa mattina con l’incontro tra azienda e sindacati; a convocare la riunione è stato il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, d’intesa con l’assessore provinciale al Lavoro, Vito Miccolis.
Proficuo il faccia a faccia tra le parti che è servito anche a rimarcare anche alcuni punti fermi dell’intera vicenda. Innanzitutto, sono state smentite le voci di un interessamento all’acquisizione della società da parte dei gruppi industriali Campari e D’Addario. Al momento, resta tuttavia in piedi la trattativa con un altro gruppo industriale ionico che sta valutando l’ipotesi di rilevare la storia azienda dolciaria tarantina.
Due, in particolare, gli aspetti che i potenziali acquirenti dovranno prendere in seria considerazione: salvaguardia dello stabilimento tarantino e difesa degli assetti occupazionali. Su queste basi, il gruppo Borsci si è dichiarato disponibile ad avviare eventuali trattative.
All’incontro hanno preso parte l’assessore provinciale al Lavoro, Vito Miccolis, alla presenza anche degli assessori Lanzo e Mancarelli, Egidio Borsci, presidente del consiglio di amministrazione dell’omonima azienda, i sindacalisti Cosimo Stasi, Antonio Castellucci e Antonio Trenta in rappresentanza, rispettivamente, di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil, Giorgio Meschiari per Confindustria Tarannto, Roberto Solito per la direzione provinciale del Lavoro. Presenti anche le rsu aziendali.
Abbiamo garantito un sostegno al reddito a tutti i dipendenti della Borsci – commenta soddisfatto l’assessore Miccolis – e mi sembra un risultato certamente importante che va sottolineato. Come Provincia di Taranto, su impulso del presidente Florido, abbiamo manifestato l’intenzione di seguire passo dopo passo questa vicenda. Ci interessa ovviamente tutelare i livelli occupazionali e dare uno sbocco positivo alla vertenza. Ecco, questo significa incarnare l’idea di sindacato del territorio che vogliamo rappresentare come istituzione locale al servizio della Terra Ionica”.
Intanto, già nei prossimi giorni si terrà un nuovo incontro per fare il punto della situazione.

1 agosto 2009

• «Così salviamo Miroglio»

Era alla sua prima ufficiale uscita romana da assessore alla Formazione professionale e politiche del Lavoro. Ieri Vito Miccolis, già segretario del Pd massafrese, è stato il portavoce della Provincia nel vertice svoltosi al Ministero per lo Sviluppo economico per il caso Miroglio.
Assessore com’è andata?
“Siamo stati gli unici a presentare qualcosa di concreto”.
A cosa si riferisce?
“Al piano per la formazione dei 233 dipendenti dell’ex Miroglio. La Provincia è l’unica ad aver già presentato un piano che è alla sua fase attuativa. Il bando è scaduto ieri ed entro il 28 febbraio 2010 tutti i dipendenti potranno aver concluso questa esperienza”.
Qual ‘è la somma investita per questa iniziativa?
“Ben 1.300.000 euro sono già disponibili grazie a finanziamenti Por Puglia derivanti dal fondo Contratto Sociale Europeo”.
Come sarà articolato il corso?
“In 350 ore per una durata che varia dai 3 ai 5 mesi. Ma questo è solo un corso di base per avviare i rapporti tra la società subentrate, il gruppo Intini, e i dipendenti dell’ex Miroglio. Seguiranno altri corsi di specializzazione”.
Sono previsti incentivi?
“Sì, abbiamo pensato ad una indennità di 2 euro circa per ora”.
Da neo assessore alla formazione e al lavoro come trova la situazione tarantina relativamente all’occupazione?
“Sicuramente difficile. Ci sono già 1500 lavoratori in cassa integrazione verso i quali non intendiamo mollare la presa. L’assessorato intende monitorare costantemente le varie vertenze per dare ai lavoratori il riconoscimento dei propri diritti”.
Quali i prossimi impegni?
“In soli quindici giorni di mandato sono stato investito dai casi Arsenale ed ex Miroglio. Due vertenze che seguirò personalmente. Ma in campo c’è anche la formazione. Quel 1.300.000 euro investito per la Miroglio sta a dimostrare l’attenzione che la Provincia dà alle situazioni di crisi. Andiamo avanti così. Nei prossimi quattro anni ci sono 55 milioni di euro da impiegare nell’organizzazione di nuovi bandi per la formazione. Un campo che ritengo fondamentale”.

TARANTO SERA
Maria De Bartolomeo

Mezzogiorno. Vico, necessari interventi concreti, non nuovo ministero

Mezzogiorno. Vico, necessari interventi concreti, non nuovo ministero "L'unica cosa di cui non sentivamo la mancanza è il ministero per il mezzogiorno. Per il sud, piuttosto, sono necessari interventi concreti e non gli annunci sempre traditi dalla maggioranza". Lo ha detto Ludovico Vico, deputato Pd in commissione Attività produttive durante il dibattito alla Camera sul Dpef.

"Le risorse del sud vengono utilizzate per affrontare la crisi di tutto il Paese - continua Vico -. Il governo sta smantellando una parte importante delle politiche di sviluppo deviando molte risorse destinate al Mezzogiorno alle altre aree più sviluppate del Paese, inaugurando una politica redistributiva a svantaggio del sud. Proprio in questa area del Paese le agevolazioni sono passate da 6 miliardi e mezzo a uno e mezzo. Il sud ha subito un taglio dell'86% delle agevolazioni mentre il nord del 27%.
Basta con le prese in giro per i cittadini meridionali. Altrettanto deludente è il capitolo infrastrutture. Dal ponte dello stretto di Messina, al corridoio Berlino-Palermo, dall'alta velocità Napoli-Bari, all'adeguamento della statale ionica, fino ad ora non abbiamo rilevato traccia in nessun atto parlamentare, del governo o del Cipe. E anche nel Dpef appena approvato dalla Camera non ci sono novità. Basta usare il Meridione come merce di scambio o materia di ricatto fra i partiti della rissosa maggioranza".

• Intervento sul Mezzogiorno dell' On. Vico

Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2010-2013 (Doc. LVII, n. 2) (ore 15,10).

(Discussione - Doc. LVII, n. 2)

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il secondo anno consecutivo del Governo Berlusconi nel DPEF manca il Mezzogiorno d'Italia. Eppure le regioni del Mezzogiorno hanno le risorse, che però sono utilizzate per affrontare la crisi dell'intero Paese, e non hanno gli strumenti per erogarle direttamente. È proprio un paradosso che è utile sciogliere quanto prima possibile.

Onorevoli colleghi, il sud è un'area vasta ed articolata composta da 8 regioni, 41 province, con 21 milioni di abitanti (il 35,6 per cento del nostro Paese), con una superficie di 124 mila chilometri quadri (il 46 per cento del nostro Paese) ma con un PIL più debole (solo il 26,9 di quello del Paese), con una poco articolata struttura industriale ed occupazionale nelle manifatture e con un PIL pro capite del 23,7 per cento.

Ora mi piacerebbe che il Governo in carica e i colleghi di quest'Aula condividessero con tutti noi, preoccupati per il futuro del Mezzogiorno, il dato sostanziale e incontrovertibile che dimostra come sia stata smantellata una quota importante delle politiche di sviluppo per il sud con una pratica rapida ed intensa davvero impareggiabile. Sono state cancellate una parte rilevante delle politiche di sviluppo territoriale del nostro questo Paese.

Il Governo ha finanziato tutti i suoi interventi di politica economica attraverso l'utilizzo di risorse finanziarie assegnate agli interventi in conto capitale principalmente nel Mezzogiorno.

Questo Governo, onorevole rappresentante del Governo, con i decreti-legge anticrisi ha spostato una parte consistente delle risorse finanziarie FAS del Mezzogiorno nelle aree a più alto tasso di sviluppo, inaugurando così un modello redistributivo delle risorse funzionale alla ristrutturazione di una sola parte del Paese.

Il Governo nei decreti-legge anticrisi ha dirottato verso il settore del credito le risorse disponibili precedentemente programmate per la politica industriale aiutando la ricapitalizzazione delle banche - vedi Tremonti bond e Confidi - e cancellando le agevolazioni nel sud.

Con le revoche della legge n. 488 si finanzia la spesa ordinaria mentre i crediti di imposta per investimenti non sono stati rifinanziati e i contratti di programma non sono più limitati alle aree sottoutilizzate; nel Mezzogiorno le agevolazioni sono passate da 6 miliardi e mezzo a un miliardo e mezzo. Si sono ridotte dell'86 per cento al sud, mentre al centro-nord del 27 per cento. Persino le zone franche urbane non riescono a decollare in attesa dei decreti attuativi da un lato e dell'autorizzazione finale da parte dell'Unione europea.


Voglio segnalarvi, inoltre, che la spesa pubblica pro capite nel Mezzogiorno è stata nel 2008 di 10.490 euro, inferiore rispetto ai 12.300 euro pro capite del centro-nord.

La quota del Mezzogiorno sulla spesa in conto capitale è stimata nel 2008 al 34,9 per cento; una percentuale ben più bassa del 41,1 per cento del 2001 e lontanissima dall'obiettivo del 45 per cento come stabilito per legge. La legge di cui parlo è la legge 5 maggio 2009, n. 42, più nota come federalismo fiscale.

Ora, colleghi, tra il 2008 e il 2009 il Governo Berlusconi ha accentuato enormemente la pratica di utilizzare le disponibilità del FAS come bancomat. Gli stanziamenti FAS del bilancio dello Stato hanno perciò subito decurtazioni pari a 16,4 miliardi nel periodo 2008-2011; ad essi si sono aggiunti i 4 miliardi per gli ammortizzatori e, infine, si stanno aggiungendo i 4 miliardi per il terremoto in Abruzzo.

Ora, il Governo, anzi il Presidente del Consiglio annuncia attraverso la stampa un piano per il Mezzogiorno.

Leggiamo di un solenne impegno non verso il Parlamento ma assunto nei confronti dell'onorevole Micciché e del presidente Lombardo. Trattasi - dice il piano sulla stampa - di destinazione di 18 miliardi di euro di FAS regionale e interregionale per il Mezzogiorno. Si aggiunge 7-8 miliardi di euro per le infrastrutture e, forse, un Ministero per il Mezzogiorno.

Onorevole Berlusconi, direbbe ella: mi consenta. Quei 18 miliardi sono un'assegnazione intoccabile delle regioni meridionali, pena la revoca da parte dell'Unione europea.
Ma la cosa abbastanza grave è il fatto che regioni come la Puglia e la Sicilia hanno presentato già da maggio scorso i piani attuativi regionali e gli stessi non sono stati ancora autorizzati e Dio sa quanto era ed è urgente mettere in circolazione quelle risorse finanziarie trattenute e le opere pubbliche per attenuare i crampi della crisi nel Paese e nel Mezzogiorno.


Signor Presidente del Consiglio, in ordine all'annuncio di 7 o 8 miliardi per le infrastrutture, anche qui mi consenta: siamo ancora agli spot? Dal ponte dello stretto di Messina al corridoio numero 1 Berlino-Palermo, dal corridoio numero 8 all'alta velocità Napoli-Bari, dall'adeguamento della statale ionica al trasporto urbano meridionale, fino ad ora non abbiamo rilevato traccia in nessun atto parlamentare e di Governo, a partire dagli atti del CIPE (vedi l'ultimo del 26 giugno), in questo DPEF e neanche, per dirne uno fra i tanti, sul piano strategico delle infrastrutture.


Che dire, signor Presidente Berlusconi, della spesa in conto capitale destinata al sud, se gli investimenti pluriennali dei concessionari ANAS, Ferrovie dello Stato e Telecom sono solo numeri scritti nei programmi senza un euro di coperture finanziarie?
Infine, sul ventilato Ministero del Mezzogiorno un consiglio o se vuole un suggerimento: lasci perdere, il passato può essere solo storicizzato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).