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11 marzo 2009

- A proposito di cadute di stile…

Illustrissimo Signor Sindaco,
nel numero di sabato 28 febbraio sulle colonne della Voce, Lei ha voluto rimproverarmi una “caduta di stile”.
Onde evitare l’escalation di una inutile polemica, non perderò tempo a giustificarmi: siano i lettori a giudicare se tale accusa è vera o no.
Ciò che mi preme sottolineare è il tema da cui siamo partiti, cioè stabilire se le 4 associazioni (Gal delle Gravine, Terra di Puglia, Italia Nostra e Archeogruppo) hanno fatto bene o male a denunciare i cattivi restauri eseguiti ai danni di alcune chiese rupestri.
Entrando in argomento, Lei enumera opportunamente le cose buone che sta facendo o che intende fare per i Beni culturali di Massafra.
Anche se molti degli interventi enunciati sono ancora soltanto sulla carta, vanno nella direzione giusta.
Mi meraviglio però che Lei non faccia parola del finanziamento, pari Euro 800.000,00, stanziati nello stesso PIS n.13 Habitat Rupestre per l’istituzione di un Museo nell’ex Ospedale Pagliari: che fine hanno fatto quei fondi? Sa, dopo averne progettati e realizzati tanti (posso dirlo? O ‘ un “voi non sapete chi sono io”?) sono molto sensibile ai progetti di Musei.
Mi meraviglia ancora di più che Lei non abbia parlato di un’opera che considero all’attivo della Sua Amministrazione, che è in fase avanzata di realizzazione e che è l’esempio di come esponenti della Cultura e pubblici Amministratori possano e debbano collaborare.
Mi riferisco al Parco urbano Madre Teresa di Calcutta che – a mio parere - è anche il modo migliore per tutelare e conservare la Grotta di Corvo che contiene la più lunga iscrizione messapica della Puglia.
Orbene, in questo caso se l’avv. Giulio Mastrangelo (Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica) non avesse immediatamente denunciato il tentativo in atto di danneggiare in modo irreparabile l’iscrizione messapica sita all’interno di quella grotta, non vi sarebbe stato il successivo sequestro probatorio dell’area da parte della Polizia Municipale, la messa in sicurezza della grotta e l’inizio dei lavori per realizzare il citato Parco urbano. Nessuno, mi pare, ha accusato Mastrangelo di aver sferrato un attacco politico alla Giunta Tamburrano. Anzi, gli Amministratori hanno fatto tesoro di quella denuncia e hanno agito di conseguenza. Quest’azione, dovuta a soggetti diversi ma svolta di concerto, ha come risultato la salvaguardia di un bene culturale nell’interesse della collettività.
A proposito della riapprovazione del progetto di S. Agostino, non so di che si tratta, ma se tende a preservare l’area archeologica venuta alla luce nel terreno antistante la chiesa di S. Agostino, anche tale intervento progettuale mi trova d’accordo. Bene, anzi benissimo.
Anche in questo caso, senza la provvidenziale denuncia da parte di un anonimo cittadino, si sarebbe continuato a distruggere irreparabilmente la necropoli, le case, la zona artigianale che provano la continuità abitativa del centro demico di Massafra quantomeno dal IX-VIII sec. a.C. sino al XV d.C. Torniamo ora al tema: se dopo aver appreso (leggendo il computo metrico relativo ai restauri delle 11 chiese rupestri) che si doveva tra l’altro procedere a stonacare e reintonacare la chiesa di S. Lucia, pavimentare gli ambienti rupestri, realizzare una soletta in cemento armato con rete metallica elettrosaldata sul soprassuolo della Madonna della Greca ecc., le Associazioni culturali se ne fossero state zitte, ora non avrebbero avuto diritto di lamentarsi. Invece, con solerzia e spirito collaborativo, già con lettera del 27 agosto 2008, due mesi prima dell’inizio dei lavori, mettevano in guardia Lei, signor Sindaco, il Dirigente della Ripartizione tecnica e la Soprintendenza segnalando i seguenti aspetti:

  • la pavimentazione di chiese e siti rupestri era costituita in antico dalla nuda roccia ricoperta, al più, da stuoie e/o tappeti; quindi è filologicamente scorretto mettervi in opera mattoni o marmette;
  • andava benissimo liberare il soprassuolo dalla vegetazione spontanea ma andava evitato il cemento armato;
  • l’intonaco di S. Lucia nascondeva affreschi e quindi andava rimosso da mano esperta e non da semplici muratori per non distruggere gli affreschi sottostanti.

Dispiace che in questo caso l’Amministrazione Comunale non abbia fatto tesoro di tali suggerimenti e, invece di deliberare una variante in corso d’opera, abbia dato seguito ai lavori così come progettati, come se quell’esposto non ci fosse stato. Così facendo l’area scoperta centrale di S. Angelo a Torella è stata pavimentata con ciottoli di fiume, cemento e marmo, alzando l’originario piano di calpestio di 30 cm.
L’intonaco a S. Lucia è stato completamente rimosso e, invece di lasciarle al naturale, le pareti sono state dealbate con calce sistemando sulle stesse pareti dei faretti a muro per impiantare i quali è stato tagliato l’affresco sottostante. Le foto testimoniano lo scempio e non è vero ciò che ha dichiarato il Direttore dei lavori e cioè che siano state utilizzate le canaline dell’impianto elettrico preesistente (che corrono in senso orizzontale e non in senso verticale come quelle del nuovo impianto): l’errore qui è in radice. Non si progettano faretti a muro anziché piantane mobili in una chiesa con oltre 1200 anni di storia.

Quella che è mancata in questa occasione è la collaborazione da parte del Comune di fronte alle giuste osservazioni di esponenti e Associazioni culturali: se fossero stati presi in considerazione i loro suggerimenti certamente oggi non staremmo qui a discutere.
Lei dice che i lavori sono stati eseguiti sotto l’egida della Soprintendenza: dati alcuni precedenti non è lesa maestà diffidare degli esperti indicati dalla Soprintendenza.
Sappiamo bene infatti come sono stati eseguiti i “restauri” di San Leonardo, della Candelora e della Chiesa Madre. Semplici ridipinture senza studi preventivi, col risultato che il restauro, col passare del tempo, sta accelerando il collasso e la caduta degli intonaci affrescati. Il Comune, che paga, ha il diritto di indicare lui, come ha fatto per i progettisti, anche i tecnici del restauro. Quelli veramente competenti.
In generale, le Associazioni culturali sono animate non da spirito di polemica politica ma da autentica passione per tutto ciò che riguarda la storia di Massafra e quindi il loro fine è solo quello di stimolare l’azione amministrativa e di suggerire gli interventi che ritengono giusti e urgenti per la tutela del patrimonio storico di Massafra.

Lo abbiamo visto negli esempi sopra riportati, ma se ne potrebbero fare altri, che dimostrano che quando questi suggerimenti vengono recepiti si fanno buoni interventi di tutela e di salvaguardia dei beni culturali.
Ma torniamo alla Sua lettera su La Voce.
Lei ha voluto rimproverarmi una “caduta di stile”, ed io dovrei giustificarmi, perché è accaduto di parlare qualche volta sopra le righe. Ma, non che io voglia rimproverarLa a mia volta, i limiti erano stati superati nella Sua intervista (o conferenza stampa) apparsa sul Corriere del Giorno del 10 febbraio, che io ho letto sul Suo Blog alla data dell’11 medesimo. A parte le evidenziazioni di frasi in caratteri di scatola, io lessi, in quel testo la frase “È il 4 dicembre quando arriva, da parte dell’architetto Rufolo, la segnalazione di gravi danni (il corsivo è mio) alla cripta della Buona Nuova, causati da una copiosa infiltrazione d’acqua piovana dal soffitto, a causa della mancanza di una protezione idonea”. E fin qui, nulla da eccepire, è informazione pura e semplice, corretta. Oltretutto, il 4 dicembre è il giorno dell’arrivo in Comune (non contro il Comune) di una allarmata segnalazione in proposito da parte delle Associazioni culturali. Ma c’è da sobbalzare quando, sei righe dopo, si legge testualmente: “Il contratto è stato risolto non perché i lavori non venissero portati avanti in maniera idonea, ma perché abbiamo verificato la presenza di inadempienze contrattuali”.
Le inadempienze contrattuali (per due volte era stato rilevato che gli operai non avevano cartellino identificativo, altro non so) certo non erano verificabili da chi, come me, non ha in mano i contratti, ma dire che i lavori venivano condotti in maniera idonea, ancora ben sette giorni dopo che il massimo Tecnico comunale aveva messo nero su bianco che gravi danni erano stati arrecati alla chiesa rupestre della Buona Nuova, come Lei stesso ha affermato sei righe prima non mi pare un eccesso di coerenza.
Non c’erano state opere provvisionali, per impedire che accadesse quello che è accaduto, dunque, i lavori non erano davvero “portati avanti in maniera idonea”. Oltretutto, gli operatori erano stati anche sfortunati, perché, nell’esposto delle Associazioni agli organi di tutela datato 2 dicembre, si legge: “Solo venerdì 28.11.08 sono caduti 221 mm di pioggia; il telo di copertura non ha retto e in mancanza di altre cautele, l’acqua è penetrata nella chiesa della Buona Nuova allagandola e inzuppandone le pareti”. Ma erano stati anche negligenti gli operatori, perché nei giorni intercorsi fra il 28 novembre ed il 2 dicembre (giorno di un sopralluogo delle Associazioni) nessun provvedimento urgente era stato preso per liberare dall’acqua la chiesa e tutelare i preziosi affreschi.
E poiché nessuno può negare che Lei è una persona di non comune intelligenza, era facile capire che una tale patente contraddizione derivava soltanto dal mal animo che Lei conservava nei confronti delle Associazioni culturali che, prima della constatazione dell’ottimo arch.. Rufolo, avevano notato che i lavori erano condotti da inesperti e lo avevano segnalato il 2 dicembre agli organi di tutela. Lei non aveva gradito quell’intervento (tecnico e non politico) ed era entrato in polemica.
Io, in un primo intervento su la Voce, mi preoccupai di gettare acqua sul fuoco, precisando che non c’era, in quella segnalazione, nessun intento di attacco politico all’Amministrazione e concludevo che, se i lavori non fossero stati eseguiti a regola d’arte, l’Amministrazione non sarebbe certo stata considerata colpevole, ma parte lesa. E invitavo i politici a non entrare nella polemica che, caso mai, riguardava soltanto i tecnici.
Così non è stato, anche perché l’Opposizione (ma questo è in politica il gioco delle parti), quando si seppe che il Comune aveva rescisso il contratto perché l’arch. Rufolo aveva segnalato appunto “gravi danni alla cripta della Buona Nuova”, chiese, sulla stampa, che il Sindaco – che aveva accusato le Associazioni di estemporaneo attacco politico - chiedesse scusa alle Associazioni stesse.
Io chiesi ancora una volta ospitalità alla Voce, e, rivolgendomi anche personalmente all’avv. Miccolis, coordinatore cittadino del PD, scrissi che non c’era bisogno che nessuno chiedesse scusa (niente di rivoluzionario, come vede, e nessuna “caduta” di stile) ma era opportuno cogliere l’occasione di queste manifestazioni di dissenso sulla conduzione (tecnica, ribadisco) dei restauri per inaugurare una stagione di condivisione previa delle decisioni. Scrivevo che a Massafra esiste una Consulta delle Associazioni e dicevo “Che Consulta è se non viene consultata?” Lo spirito del mio intervento, per chi lo sapesse leggere, era di conciliazione per il bene della Città, e sottolineavo che nelle Associazioni spesso vi sono professionalità assai alte che non vengono sfruttate, ed esemplificavo con quelle che sono nell’Archeogruppo.
A rifletterci bene, nulla di offensivo, nulla di “politico”, ma esattamente quello che Lei mi scrive ora nel secondo paragrafo della Sua lettera: “ma vorrei approfittare per aprire un confronto a più voci di cui se ne sentiva il bisogno in questa Città che pian piano va risvegliandosi, se vuole, anche con le note polemiche che andiamo scambiandoci. Dibattere è sempre meglio del silenzio!!!”. Ma (anche questo rilevato dal Suo Blog), l’11 dicembre si poteva leggere: “Ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, il sindaco Martino Tamburrano, l’assessore ai lavori Pubblici Giuseppe Marraffa, il direttore dei lavori Bruno Grassi, l’archeologa Mina Castronovi e il restauratore Roberto Bellantuono hanno fatto il punto della situazione sullo stato dei lavori inerenti al “recupero delle Chiese Rupestri” . E fin qui nulla da eccepire, informazione corretta. Ma, poche righe dopo, sono riportate, virgolettate, Signor Sindaco, sue parole che dimostrano che si voleva rinfocolare la polemica: “A chi lavora come noi - ha continuato il sindaco - dispiace assistere ad apparizioni occasionali e strumentali di associazioni pronte solo a denigrare il lavoro altrui, specialmente quando questo è finalizzato alla crescita del territorio”. E subito dopo si afferma che “l’arch. Bruno Grassi, il restauratore degli affreschi Roberto Bellantuono e l’archeologa Cosima Castronovi hanno ‘smontato’ punto per punto le ‘accuse’ mosse dalle più volte citate associazioni culturali”. Su questo “smontaggio” mi permetta di avere qualche dubbio. Anche sulla Buona Nuova? Anche su Santa Lucia?
Io arrivai da Firenze a Massafra l’11 dicembre, e lessi con soddisfazione su Taranto Sera di due giorni prima un articolo che iniziava:Sarà riaperta sabato a visitatori e turisti la chiesa rupestre di Santa Lucia. È la prima delle opere completate nell’ambito del progetto presentato questa estate dal sindaco”. Telefonai immediatamente per dare la buona notizia al prof. D’Elia, già Direttore dell’Istituto centrale del Restauro e all’avv. De Ruggieri. Membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali (entrambi protagonisti nell’eccellente restauro della Cripta del Peccato Originale a Matera) che puntualmente arrivarono a Massafra il 12 dicembre. Ma l’antica chiesa di Santa Lucia era chiusa, malgrado avessimo rivolto domanda scritta per poterla visitare, e chiusa rimase incredibilmente anche il giorno 13. E nessuno ha mai spiegato il perché. Non riferirò i loro (tecnici) commenti, quando li condussi a Sant’Angelo a Torella, alla Buona Nuova con gli affreschi dilavati, alla Cripta Inferiore di Madonna della Scala dove fu loro interdetto l’ingresso, con la scusa dei lavori in corso.
Si badi alle date, Signor Sindaco: erano passati otto giorni da quando l’arch. Rufolo aveva segnalato “gravi danni alla cripta della Buona Nuova” ed i lavori erano ancora in corso nella Cripta Inferiore ma nessuna opera provvisionale era stata adottata a difesa della Buona Nuova contro il rischio di nuove piogge.

E torniamo ora (è indispensabile, per capire la “caduta di stile”) al suo blog dell’11 febbraio. Vi sono, Signor Sindaco, affermazioni gravi e non veritiere che non era difficile interpretare a mio carico.
Vi si leggono le seguenti Sue parole virgolettate: «Credo che continuare a fare politica anche su questa importante opera pubblica sia un danno per la città. Chi parla oggi, chi fa parte di quelle associazioni (corsivo mio), sono personaggi in possesso di tessere politiche (corsivo mio) e che non possono dare nessun contributo scevro di interessi politici (corsivo mio). Non ho bisogno di loro, né ne ha bisogno la città per andare avanti”. Affermazione grave, Signor Sindaco: la Città ha bisogno di tutti, anche – e forse soprattutto – del dissenso, che in questo caso Lei si ostinava a considerare politico, mentre era esclusivamente e documentatamente tecnico. Ma quello che è decisamente inaccettabile, da parte di quello che si definisce nel suo Blog “Il Sindaco di tutti i Massafresi” è l’ulteriore affermazione: “Oggi capisco di più che la mia permanenza come sindaco sconfiggerà quell’organizzazione parallela che non ha consentito lo sviluppo reale di questo paese – e aggiunge –, in cui ci sono stati troppi libri e poca concretezza (corsivo mio). Mi rivolgerò a quegli uomini che non mettono in campo tessere politiche “.
Ragioniamoci con freddezza: io ho la tessera del Partito Democratico (ne hanno scritto tutti i giornali quando mi è stata data a novembre); io ho scritto libri che qualcuno forse considera “troppi”, io faccio “parte di quelle associazioni”: cosa ci voleva di più per identificarmi? Il nome e cognome? Ho risposto con durezza, ma per legittima difesa del mio buon nome e della mia integrità morale. Dov’è la “caduta di stile”?
Anche perché l’”organizzazione parallela” che Lei accusa non esiste e non è mai esistita.
E la “concretezza” non toccava forse, più che agli uomini di cultura. agli amministratori? Dov’erano? E cosa facevano? Si limitavano solo ad autorizzare termovalorizzatori e discariche d’immondizia, inutili, anzi, dannosi per i cittadini, se è toccato a Lei l’indubbio merito di “aver intercettato questo finanziamento che stavamo perdendo, perché non erano in atto tutte le approvazioni progettuali.“ E le approvazioni progettuali avrei dovuto forse darle io?
Comunque, nessuno Le toglie il merito per questa “intercettazione”, anche se Lei è, a prima vista, piuttosto ingeneroso con i suoi predecessori (Cofano 1 e Cofano 2), che qualche cosa, pure, hanno fatto. Per esempio, l’adesione al GAL C.S.A.I.T., con la realizzazione della sentieristica e della segnaletica delle emergenze culturali del territorio (anche se poi è mancata la manutenzione). Per esempio, la realizzazione del Museo dell’Olio e del Vino, progettato da me e realizzato da Loris Rossi e da me, con l’opera dei Lavoratori Socialmente Utili ai quali devo gratitudine, (in forma “bonsai”, come dissi all’inaugurazione: solo tre locali invece dei diciassette del progetto) anche se l’attuale rampante Direttrice farebbe carte false perché quei nomi – mai da lei citati neanche per errore – venissero dimenticati. Per esempio, il perfetto restauro della parete Est della Gravina di San Marco, progettato e diretto dall’ing. Vozzi ed eseguito con rara professionalità. Non si chiede, Signor Sindaco, perché l’”organizzazione parallela” di cui Lei fantastica non inoltrò ricorsi contro quei lavori, per colpire subdolamente l’Amministrazione di destra dell’epoca, come suppone abbia fatto oggi per colpire Lei? La risposta è semplice: quei lavori erano portati avanti con competenza e professionalità, questi di oggi sulle chiese rupestri da abborraccioni incompetenti.
Ed ora, un breve codicillo sui nostri rapporti interpersonali. Lei mi rammenta di avermi inviato, in tempi non sospetti, il suo programma, e mi fa torto pensando che io non lo abbia letto. Lo lessi e considerai quell’invio l’inizio di un’epoca nuova per il clima politico di Massafra. E quando l’incontrai in un bar dopo la Sua elezione, io mi congratulai con Lei e Le augurai sinceramente buon lavoro. Lei mi rispose testualmente che la Sua Amministrazione avrebbe avuto certamente bisogno di persone come me. Parole d’occasione, certamente, ma gradevoli. E che fossero parole d’occasione (non è un rimprovero, ma una constatazione) è dimostrato dal fatto che mai la Sua Amministrazione ha ritenuto che io potessi essere di una qualche utilità. Nemmeno (cito un caso fra tanti) quando è stato riesumato, dopo mezzo secolo, il Palio che fu mia invenzione nel 1957 (Lo rammento a futura memoria, non per affermare “Voi non sapete chi sono io”). Nessuno ha ritenuto opportuno neanche invitarmi ad un Convegno che vi fu sui Palii, non dico come protagonista, con una relazione, come decenza avrebbe voluto, ma neanche come spettatore. Ma, d’altra parte, cosa voglio? Io vivo lontano…E le telefonate costano… Senza rancore, Signor Sindaco. Le auguro sinceramente buon lavoro e maggior fortuna nella scelta dei prossimi operatori che metteranno mano sulle preziose chiese rupestri.
Roberto Caprara (La Voce di Massafra, 7 marzo 2009)