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28 ottobre 2008

Il "25 OTTOBRE " del PD fa il giro d´Europa

Il "Pd Day" fa il giro d'Europa: L'eco della manifestazione nazionale del Partito democratico a Roma ha fatto il giro di tutti i principali paesi europei. Le agenzie di stampa e i siti dei principali quotidiani del Vecchio continente hanno dato ampio spazio alle notizie che arrivavano dal Circo Massimo, , come poche volte, di centinaia di migliaia di manifestanti pacifici. Ecco i titoli delle più importanti testate:
Liberation. Il sito del quotidiano francese si è dimostrato il più attento alla manifestazione romana alla quale ha addirittura dedicato l'apertura del sito. "Mobilitazione massiccia a Roma contro Berlusconi", titola sotto a una foto a tutta pagina che ritrae manifestanti che sventolano centinaia di bandiere del Pd.
Le Figaro. "Colossale manifestazione della sinistra italiana", scrive il quotidiano conservatore francese, "Gli oppositori di Silvio Berlusconi hanno sfilato per le strade di Roma. Il partito democratico sostiene di avere raccolto più di due milioni di persone".
Le Monde. "Centinaia di migliaia di italiani sfilano contro Berlusconi", scrive l'autorevole giornale d'Oltralpe che sul suo sito pubblica una galleria delle foto più belle del corteo. Walter Veltroni reprend l'offensive contre Silvio Berlusconi - Le Monde
El Pais. "Salva l'Italia" approda anche sulla prima pagina del sito del principale quotidiano spagnolo che titola: "La sinistra italiana manifesta contro Berlusconi: protesta contro la politica economica, dell'istruzione e dell'immigrazione". La izquierda italiana sale a la calle contra Berlusconi - El Paìs
El Mundo. "In migliaia marciano contro Berlusconi", titola il giornale spagnolo.
Der Spiegel. "Centinaia di migliaia manifestano contro Berlusconi". Hunderttausende demonstrieren gegen Berlusconi - Spiegel
Tagesspiegel. "La piu' grande manifestazione degli ultimi anni contro Berlusconi". Berliner Zeitung. "Grande dimostrazione dell'opposizione contro Berlusconi".

SALVIAMO L'ITALIA

Erano moltissimi, una marea che ha riempito l'enorme Circo Massimo oltre ogni previsione. Il Partito Democratico, con appena un anno di vita, per giunta assai travagliata, a soli sei mesi da una sconfitta tremenda e in fondo a un tunnel di depressione, ha dimostrato, anzitutto a sé stesso, di poter mobilitare più persone di qualsiasi altra forza politica europea e forse occidentale. Per il Pd la giornata di ieri vale come l'atto fondante delle primarie e forse di più. E' il segnale forte dell'elettorato di andare avanti, magari con più coraggio. Molto più coraggio. E perché no? Con un po' d'allegria.
La piazza del 25 ottobre ha due soli paragoni possibili negli anni recenti. Con altre due piazze della capitale che hanno cambiato il corso della storia: la manifestazione della Cgil nel marzo del 2002 e il comizio di Berlusconi a Piazza San Giovanni nel dicembre del 2006.
Quella manifestazione, come questa, fu la risposta coraggiosa e vincente di una grande forza in grave difficoltà, la Cgil, scelta dal governo dell'epoca come capro espiatorio della crisi e martellata da una poderosa campagna mediatica. Il successo della giornata rovesciò il clima politico, decretò la fine della luna di miele governativa. Dimostrò la fragilità del decisionismo berlusconiano quando si tratta di passare dall'immagine, dalla facciata, alle azioni concrete e serie nel corpo sociale, come la sciagurata guerra sull'articolo 18. Walter Veltroni non ha oggi all'interno del suo campo la forza e l'ascendente del Berlusconi del 2003 e il suo avversario è assai più compatto e deciso.
Ma la folla del Circo Massimo gli ha fornito uno strumento formidabile per cambiare la storia. A patto di servirsene. I temi, le parole, gli slogan erano ieri davanti ai suoi occhi. Scritti sugli striscioni, urlati dalla gente, sottolineati dagli applausi ogni volta che il discorso dal palco li toccava o sfiorava. Là davanti. Non dietro, sul palco dov'era schierata la nomenclatura e dove da quindici anni si esaurisce il dibattito politico del centrosinistra. Ma fra le persone normali. Come nel 2002 il governo Berlusconi sta scivolando sulla buccia di banana di una battaglia ideologica. All'epoca fu l'attacco al sindacato, attraverso l'insensato (anche da un punto di vista economico) assalto all'articolo 18. Oggi il governo è partito alla guerra contro il mondo della scuola, considerato riserva di caccia della sinistra. Senza rendersi conto di aver creato in poche settimane un fronte di protesta assai più ampio e trasversale del previsto. Un fronte che va dagli studenti universitari ai professori, ai maestri, fino al cuore delle famiglie. Non è una lotta politicamente etichettata. Al Circo Massimo c'erano più giovani del solito ma sarebbe truffaldino sostenere che vi fossero masse di studenti, semmai molti insegnanti e genitori mobilitati in questi mesi contro i tagli scolastici. E tuttavia la protesta della scuola è politica, vera politica. Altrettanto politico è il disagio crescente di milioni d'italiani né di destra né di sinistra che si vedono ogni giorno scippare un pezzo di stato sociale pagato con le tasse, per finanziare improbabili ricette da vecchio capitalismo di stato, rottamazioni, salvataggi di banche, ponti in odore di mafia e oscure cordate tipo Alitalia. Basta ascoltare il disagio. "Ascoltare" è uno dei verbi più usati nei discorsi dell'idolo di Veltroni, Barack Obama. Non solo di Veltroni. "Obama, Obama" è il grido che ha salutato il bellissimo, appassionato discorso di Jean Renet Bilongo, un uomo del Camerun che vive a Castel Volturno. Il genio del senatore Barack Obama è stato l'aver ascoltato per anni il disagio del ceto medio e averlo tradotto in politica, riuscendo a far passare soprattutto un concetto, uno solo ma decisivo: l'inadeguatezza dei repubblicani ad amministrare la crisi economica. Ora, l'inadeguatezza di Berlusconi è un dato scontato in tutto il mondo, tranne che in Italia. Nella battuta più felice del discorso, Veltroni ha fatto notare che se Merkel, Sarkozy o Gordon Brown avessero detto le stesse follie sparse dal nostro premier lungo tutta la crisi, ci sarebbero state reazioni enormi all'estero. "Mentre se le dice Berlusconi non succede nulla, perché sanno chi è". Lo sa anche il quaranta per cento degli italiani. Bisogna convincere qualcun altro. Da oggi sarà un po' meno difficile. In ogni caso la risposta della piazza dice che non è impossibile.

PARTITO DEMOCRATICO : TANTI PER CAMBIARE


Diverse centinaia di migliaia di persone, confluite a Roma da ogni parte d'Italia, invadono simbolicamente il Circo Massimo capitolino. Per il segretario del Partito democratico un vero e proprio bagno di folla, già intono alle 13 quando Veltroni è stato accolto dai tanti militanti già presenti nel piazzale dei Partigiani. «Se erano due milioni per il Pdl a Piazza San Giovanni nel 2006, valutate voi», taglia corto il leader democratico. Ed in effetti le immagini parlano chiaro: Due i cortei, enormi, che confluiscono al Circo Massimo, uno partito da Piazza dei Partigiani e l'altro da Piazza San Giovanni.

«È molto meglio di come ci aspettassimo. È una manifestazione bella, democratica e pacifica». Striscioni, slogan e numerosissime bandiere rosse e verdi al vento. Tanti i leader presenti a Roma. Da Massimo D'alema a Cofferati, Bersani, Franceschini, Fassino, Fioroni, Di Pietro (con i banchetti per la raccolta firme per il lodo-Alfano) e tanti altri. E' un fiume in piena il leader Walter Veltroni parlando davanti al popolo democratico: «Il Parlamento non è un consiglio d'amministrazione di una azienda signor presidente del Consiglio». Il governo Berlusconi è totalmente inadeguato a guidare una gravissima crisi - ha urlato Veltroni, perchè un governo che si occupa di rassicurare i potenti è inadeguato. «Il governo ha sbagliato tutte le previsioni economiche, il governo ha sbagliato tutte le mosse, perchè prevedeva una crescita, invece c'è la crisi». Duro attacco sulla politica dell'istruzione. «Tutto il paese è contro una riforma sbagliata - ha detto Veltroni - è una rivolta di popolo e non di partito». Il governo invece sta togliendo l'aria alle università, sta togliendo ogni prospettiva ai giovani ricercatori di poter lavorare in Italia. «Avete camuffato i tagli sotto le spoglie di una "riformetta" - ha tuonato Veltroni - mortificando gli insegnanti. Non si può ad ogni cambio di ministro stravolgere la vita di famiglie e scuole».

26 ottobre 2008

Veltroni: democrazia non e' un Cda

'La democrazia, signor presidente del Consiglio, non e' un consiglio d'amministrazione', dice Walter Veltroni dal palco del Circo Massimo. Il segretario del Pd chiama direttamente in causa Berlusconi, rivendicando la natura 'democratica, serena e pacifica' della manifestazione di Roma .

Il Partito Democratico di Massafra , con una forza di ben 100 persone era presente a Roma per SALVA L'ITALIA.

24 ottobre 2008

25 OTTOBRE

Carissimi, queste sono le notizie utili per il 25 da comunicare ai responsabili dei pullman:
PARCHEGGI PULLMAN: Municipio Roma 12 – Zona EURVie: Viale Umanesimo ; Viale Oceano Atlantico; Viale Oceano Pacifico; Viale Oceano Atlantico (Palacisalfa);Via Primati Sportivi; Piazzale P. Nervi (Palalottomatica); Piazza F. Parri; Viale Oceano Indiano; Viale Egeo;Via Val Fiorita; Via delle Tre Fontane; Piazzale Industria; Viale Africa; Viale dell'Aeronautica

CONCENTRAMENTO PUGLIESIA : Piazzale dei Partigiani (Ostiense), alle ore 13,00.

N.B.: La Puglia avrà all'interno del corteo un proprio spazio aperto dallo striscione: Sveglia Italia: è MEZZOGIORNO. E' dunque fondamentale che tutti i Pugliesi si incontrino a Piazzale dei Partigiani alle 13,00 per organizzare la nostra presenza nel corteo.


Grazie per la collaborazione e per lo straordinario lavoro che stiamo facendo.
Pino Mellone

23 ottobre 2008

Il 25 ottobre il Pd Pugliese sarà in piazza a Roma, per raccontare un’Italia nuova e possibile'’.

Giovedì 23 ottobre alle ore 12.00 si è tenuta presso la sede regionale del Partito Democratico in via Piccinni, conferenza stampa della Segreteria Regionale del PD per illustrare ai colleghi giornalisti le modalità di partecipazione alla manifestazione del 25 ottobre. "Il partito Democratico di Puglia- afferma il segretario Michele Emiliano-dimostrerà il 25 ottobre ancora una volta una grande, civile partecipazione di popolo in cui, diversamente da quelle organizzate dalla destra appena due anni fa, non si parlerà né di regime né di libertà in pericolo né si insulteranno gli avversari politici. La nostra sarà una straordinaria iniziativa di democrazia propositiva per spiegare al Paese che un’altra Italia, più giusta e più coesa, è possibile". Dalla Puglia, quindi, una grande mobilitazione per la manifestazione nella capitale.Alla conferenza stampa parteciperanno il segretario regionale Michele Emiliano, il vice segretario Michele Mazzarano e il responsabile regionale della manifestazione del 25 ottobre, Corrado Tarantino.
Dalla Provincia di Taranto partiranno ben 10 pullman di cui 2 da Massafra.

22 ottobre 2008

TARANTO: A 13 ANNI AMMALATO DI CANCRO DA FUMATORE

Il medico che per primo ha diagnosticato la malattia è rimasto sorpreso: un bambino col cancro da fumatore. Caso unico della storia della medicina. E senza mai avere fumato. Ma purtroppo il bambino vive a Taranto, che ormai è diventata la città più inquinata dell'Europa occidentale, e sta diventano nota come "Toxic" Linfen in CIna e Copsa Mica in Romania, città note per il loro elevatissimo inquinamento. In particolare a Taranto si produce il 90% della diossina italiana e il 10% di quella europea. Ed è proprio questa ad avere provocato l'adenocarcinoma rinofageo al ragazzo di cui si parlava prima.
E a questo contribuiscono le leggi italiane. In teoria, secondo le leggi europee, andrebbero punite quelle fabbriche che producono più di 0,4 nanogrammi di diossina per metro cubo. Ma l'Italia, per aiutare l'ILVA, la principale produttrice di questa sostanza, ha elevato il limite a 100 nanogrammi, cioè 250 volte il limite europeo e 1000 volte quello della Germania. E così, la peggio l'hanno gli abitanti, che vengono sistematicamente avvelenati, al punto che le donne incinte producono spesso il latte con la diossina. Eppure ci sarebbe l'esempio di Trieste,dove le acciaierie Lucchetti producevano lo stesso livello di diossina. E' bastato un provvedimento regionale che intimasse all'azienda di ridurre le emissioni, pena la chiusura, e l'ostracismo degli austriaci, che la ditta in due anni è scesa a meno di 0,1 nanogrammi al metro cubo. Basterebbe fare lo stesso a Taranto, ma ci sono troppi interessi sotterranei e l'Albania non fa certo pressione.

21 ottobre 2008

MARTEDI' 21 ASSEMBLEA

MARTEDÌ 21 OTTOBRE
ore 20.00
presso la sede di via C.Poerio , 44
è convocato il Coordinamento Cittadino.
ORDINE DEL GIORNO:


Ocse, in Italia cresce il divario tra ricchi e poveri


Un abisso tra ricchi e poveri. L’Italia è tra i paesi dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che racchiude 30 paesi del mondo, dove la differenza tra chi ha i soldi e chi no è più alta. Non si tratta di “fortune” che capitano alla nascita, ma di una precisa politica dei redditi che ha favorito il profitto a scapito del salario e che da tempo non utilizza strumenti redistributivi.La crescita economica, spiega lo studio Ocse, ha favorito chi era già ricco, e ha fatto sì che le disparità economiche aumentassero nel corso degli anni: «Le famiglie ricche - si legge nel rapporto Growing Unequal - hanno raggiunto risultati particolarmente positivi rispetto alla classe media e alle famiglie che si trovano ai livelli più bassi della scala sociale». Dagli anni Ottanta ad oggi, la disuguaglianza su redditi da lavoro, risparmi e capitale si è aggravata del 33 per cento. «Si tratta – rileva il rapporto – del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l’aumento medio è stato del 12 per cento». La classe media, insomma, è in via di estinzione: avanti di questo passo e nel nostro Paese avremo persone ricche sfondate e gente che tira a campare. Sono messi peggio di noi solo il Messico, dove le differenze sono in assoluto maggiori, la Turchia, il Portogallo, gli Usa e la Polonia. Non c’è invece questo divario economico e sociale così marcato in Danimarca, Svezia e Lussemburgo.Le conseguenze di questo gap, sono soprattutto sociali: «La crescente disuguaglianza - spiegano dall'Ocse - tende a dividere. Polarizza le società, crea divisioni regionali tra paesi e allarga la voragine tra ricchi e poveri. Impedisce la mobilità tra generazioni, rendendo più difficile per le persone di talento ottenere ciò che meritano». Finora, spiega ancora il rapporto, i governi hanno risposto a questo divario in crescita attraverso politiche fiscali e sociali, riconducendo soprattutto il problema al fatto che la popolazione invecchia velocemente e per questo si impoverisce. Ma secondo l’Ocse questa può essere solo una risposta «temporanea», significa «intervenire sui sintomi invece che sulla malattia». Per risolvere davvero la questione bisogna iniziare a preoccuparsi da prima: «L'unica via sostenibile per ridurre le disuguaglianze», spiega il rapporto, è assicurarsi che le persone siano in grado di trovare e mantenere un'occupazione. Questo significa che «i paesi sviluppati devono sforzarsi molto di più per inserire i cittadini nel mercato del lavoro piuttosto che sostenerli con indennità di disoccupazione o pensioni anticipate».

20 ottobre 2008

Riceviamo e pubblichiamo

Salve caro PD di Massafra, mi chiamo Cristiano Scalise e sono uno studente universitario di 23 anni. Ultimamente mi sono imbattuto nella scrittura di un articolo o, come meglio vogliamo chiamarlo, nota informativa su quella porcata che è il DL133. Vorrei inviarne una copia e sperare che possa essere messo in homepage per informare gli studenti di tutta Taranto su quello che aspetta noi ragazzi. Purtroppo viviamo in un paese dove il capitalismo sta diventando più importante del sapere e questo governo affonda le proprie radici nell'ignoranza. Ci vogliono ignoranti per poi ottenere i nostri voti futuri. Sono stanco di questo e mi piacerebbe poter far qualcosa per far capire alla gente che hanno votato per la loro rovina. Cordialmente.

Cristiano Scalise


Decreto Legge 133: La rovina della cultura italiana.

Cari colleghi, il governo Berlusconi ha lanciato ancora una volta una offensiva nei confronti della cultura italiana. Il decreto legge 133/08 (ex 112/08) ha passato l'iter burocratico ed è
diventato legge. Ma cos'è questo DL 133??

Il DL 133 è la nuova manovra economica
prevista per il quadriennio 2009-2013. Essa è una vera e propria minaccia per la cultura universitaria italiana e porta alla fine dell'università pubblica in Italia.
I principali punti del DL 133 sono:

  • riduzione dell'FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) del 20% entro i prossimi cinque anni: 1,5 miliardi di euro in meno alle università italiane;
  • tagli al personale docente e amministrativo di circa il 50% in cinque anni: nei
    prossimi due anni l'università potrà assumere una persona ogni cinque persone
    pensionate, e dal 2012 una ogni due persone pensionate;
  • possibilità per le università italiane di diventare fondazioni private: se i tagli
    all'FFO risulteranno incolmabili, gli atenei saranno costretti a trovare aziende
    private non solo che le finanzino, ma che entrino anche nella loro gestione
    amministrativa.


I Senati Accademici di molte università italiane prevedono entro i prossimi cinque anni di dover TRIPLICARE le tasse universitarie, non riuscendo altrimenti nemmeno a coprire gli stipendi del personale.
L'articolo 33 della costituzione italiana dice:

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità,deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.


Con questo nuovo decreto legge questi principi fondamentali cesseranno d'esistere, le università non avendo più fondi statali dovranno necessariamente aumentare le tasse e aumentando le tasse non tutti potranno studiare. Si andranno a creare università di serie A e università di serie B e un conseguente dislivello tra nord e sud dell'Italia.

I rettori delle università italiane, in una nota della Crui, lanciano l'allarme: "Si renderà sempre più difficile l'ingresso nei ruoli di giovani di valore, peggiorerà il livello di funzionalità delle Università, anche in conseguenza dell'ulteriore mortificazione delle condizioni retributive del personale tecnico e amministrativo, diventerà sempre più difficile reggere alla concorrenza/collaborazione in atto a livello internazionale, si annullerà di fatto il fondamento stesso dell'autonomia universitaria basata sulla gestione responsabile dei budget". Motivi per cui la Crui, oltre a minacciare la sospensione dell'avvio del prossimo anno accademico, delle sessioni di esame e di quelle di laurea, chiede che nella Finanziaria 2009 vengano previste risorse adeguate al fabbisogno degli atenei, "a partire dalla copertura degli incrementi stipendiali quantomeno entro i limiti dell'inflazione programmata".

Ovviamente a Taranto non si parla di tutto questo, viviamo con i paraocchi, guardando solo quello che interessa a noi e campando alla giornata. Nessuno si interessa realmente del proprio futuro. L'informazione è una parte integrante della formazione di ogni membro della futura classe dirigente, perché è questo che saremo, ma da noi magicamente è latitante. Facciamo qualcosa per migliorare il nostro futuro e opponiamoci a tutto questo.

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19 ottobre 2008

TARANTO IN BILICO TRA BHOPAL E BILBAO

TARANTO – Nessuno pensa di chiudere l’ILVA nei prossimi anni ma il Gruppo Riva non può considerare Taranto come la Bophal d’Italia. Per chi non lo ricordasse nel 1984 uno stabilimento chimico uccise in India “ufficialmente” 1754 persone. Vent’anni dopo la contaminazione è ancora attiva. Oggi le 1.600 pecore da abbattere per la contaminazione di diossina dei terreni circostanti l’ILVA, domani la compromissione della zootecnia e dell’agricoltura ionica se è vero che la diossina è stata individuata anche a 10 Km agli stabilimenti siderurgici. Delle morti bianche sappiamo tutto, sempre frequenti gli incidenti sul lavoro, notevole l’incidenza di malattie respiratorie e dei tumori polmonari, malattie connesse all’inquinamento. Polveri sottili, diossine e PCB stanno compiendo una strage nemmeno tanto silenziosa. Ci chiediamo se corrisponda a verità che dopo la privatizzazione dell’Ilva gli strati filmanti (vernici ricoprente) non sono più applicati sui parchi minerari, che i filtri dei camini ILVA non sarebbero più sostituiti regolarmente? Che siamo di nuovo all’anno zero del trattamento fumi?
I dati pubblicati sul Bollettino Epidemiologico Regionale relativi a Lecce e Provincia dimostrano che non è quella jonica, la sola provincia disastrata. Anche il Salento paga direttamente i danni dell’aria dell’ILVA, i venti che spirano verso sud portano polveri sottili e cancerogene nonostante la provincia leccese abbia scelto una economia diversificata. Si prospetta un danno ambientale permanente per la Puglia con la possibilità, ancora una volta che sia lo Stato, cioè noi a pagare, una volta dismesso lo stabilimento. In uno Stato federalista che l’attuale Governo sta disegnando immagino che questi soldi li dovrebbero tirare fuori i Pugliesi, ovvero la Regione Puglia. Quindi profitti al Nord e inquinamento e sfruttamento al Sud: niente di nuovo sotto il sole. Uno sport ben praticato dal Gruppo Riva, il quale nel 1995 acquistò il siderurgico lasciando allo Stato i debiti contratti dalla precedente gestione. Film che si è rivisto con l’Alitalia al cui “salvataggio” ha partecipato lo stesso Riva. Anche lì lo stesso copione: aerei, slot e personale formato al privato, debiti a tutti noi. E’ arrivata l’ora che la città intera decida, non singole parti illuminate: Taranto si sprema le meningi e progetti da sola un nuovo futuro. Non glielo regalerà nessuno. Innanzitutto quindi creare un legame profondo con il suo territorio, con la sua Provincia. Si può sforare certo, ma non di anni. Se a Bari la data del 6 Dicembre è quella della riapertura del Petruzzelli, allora a Taranto si progetti l’esposizione completa e definitiva in un unico luogo di tutti i suoi formidabili reperti archeologici. Riva irrise chi voleva riprogettare la città. Sul principale quotidiano della città testuale disse: “siete in grado di assumere 13.000 bagnini”? Ora no, ma diversificando l’economia è possibile. Altre città come Bilbao l’hanno fatto. Il successo della riconversione ha attirato fin lì una delegazione di amministratori e imprenditori toscani. “Firenze nella competizione europea” questo il progetto. E Taranto? Vuole continuare ad essere la città dei fumi e delle polveri? Una cosa va detta chiaramente: il rilancio di Taranto è una questione nazionale. Questa città produce da cinquant’anni ormai acciaio e raffina petrolio. Tre anni di dialoghi senza un nulla di fatto, non possono rimanere senza sanzione. Senza contare che va esaminato tutto il pesante dossier del rispetto dei diritti dei lavoratori all’interno dello stabilimento. Il caso della Palazzina Laf e i ricatti occupazionali non saranno dimenticati.
Serve a poco essere la Provincia di Puglia con il più alto reddito pro-capite (19.726€).
Non voglio essere ripetitivo ma è il caso di studiare a fondo il modello Bilbao e lo faremo nei prossimi giorni per capire quali parti di quel progetto di rilancio possano essere da noi riutilizzate. Nel contempo evitare una nuova Bagnoli. Sono due casi di smantellamento di una economia basata sull’acciaio. Uno di successo, l’altro di stagnazione e declino. E’ una scommessa forte, che potrebbe anche non passare per la cessazione delle attività. Ma il tutto deve passare per limiti di emissione ferrei. Il Friuli Venezia Giulia ha adottato come Regione i limiti europei alla diossina, lo stesso può fare la Regione Puglia. L’Ilva fermi il suo ciclo e si adegui: la produzione continua non è un comandamento.
Al di là dei dati positivi del prodotto interno lordo pugliese, c’è una provincia che sopravvive sulle macerie di un progetto economico. In crisi l’agricoltura, militarizzato l’Ilva, ridotto a chiedere l’elemosina l’Arsenale, insufficiente e marginale il settore turistico, ancora da sviluppare l’indotto universitario. Uno scenario agghiacciante, soprattutto se si pensa al futuro. Al di là della immagine illusoria dei ristoranti pieni al sabato e del consistente mercato di beni di lusso non c’è strategia, non c’è idea di futuro. Serve un Piano Strategico a medio-lungo termine, sviluppo industriale sì ma sostenibile. Taranto non può più essere la pattumiera siderurgica d’Europa! La Regione Puglia non rimarrà inerte.
Taranto, 18 Ottobre 2008 Il Consigliere Regionale del PD
Paolo Costantino

17 ottobre 2008

1^ FESTA DEL PARTITO DEMOCRATICO

Calato il sipario della 1^ Festa del Partito Democratico possiamo dire di aver registrato un grosso successo.

Con eventi come questo, stiamo creando una nuova cultura di partecipazione cittadina, la nostra idea e quella di riportare la politica fra la gente, nelle piazze, nei circoli dove la discussione e la partecipazione possa far risvegliare il senso di appartenenza e la voglia di esserci attivamente alle scelte future di ognuno di noi.
Sono stati 4 giorni di dibattiti, socialità, divertimento, ma soprattutto di protagonismo per il popolo democratico, che ha trovato a Massafra il suo primo grande momento di contatto con i cittadini e le cittadine.
Con il lavoro e l’entusiasmo dei volontari, con la serena accoglienza della città, con l’impegno delle forze dell’ordine che hanno vigilato sulla nostra Festa, abbiamo saputo dar vita ad un’occasione di consolidamento e radicamento per il nostro partito, abbiamo coinvolto migliaia di giovani e riscoperto il valore dello stare insieme.
Oggi il Partito Democratico è più ricco, porta con sé un bagaglio di emozioni e sentimenti collezionati in una piazza in festa con le donne e gli uomini che hanno lavorato dentro agli stand, nell’organizzazione, prima e durante la Festa, con passione e generosità.
Di queste emozioni ciascuno di noi potrà beneficiare nei mesi che ci attendono di impegno politico, in cui sarà decisivo coniugare una visione moderna della società con la concretezza che ci richiedono i cittadini, per scrivere programmi elettorali che raccontino la nostra idea di governo locale.

Il Partito Democratico di Massafra è orgoglioso di aver contribuito a questo splendido risultato: è grazie ai volontari se lo abbiamo raggiunto e a loro va il nostro più sentito e caldo ringraziamento.

Grazie infine a Massafra e ai suoi cittadini.
Ci è piaciuto molto il modo in cui hanno vissuto la Festa: è anche merito loro se rimarrà indimenticabile.
Ancora Grazie


Il Segretario
Vito Miccolis

LA CURA GELMINI PER LA SCUOLA PUGLIESE? TAGLI PER PIÙ DI 5000 UNITÀ LAVORATIVE

Ecco le conseguenze dei provvedimenti del Governo e del Ministro Gelmini sulla scuola pugliese.
La FLC CGIL ha elaborato una simulazione delle ricadute che le varie norme approntate dal Governo avranno sia sul personale di ruolo che sui precari provincia per provincia e per i vari ordini di scuola.

La simulazione dei tagli è stata effettuata applicando ai vari ordini di scuola e al personale ATA le ipotesi contenute nelle prime anticipazioni del piano programmatico del MIUR in applicazione dei tagli previsti dall'Art. 64 del DL 112/08. Il calcolo dei soprannumerari deriva dalla differenza tra i posti che saranno disponibili nel 2009/10 (dopo i tagli) e il personale a tempo indeterminato (comprese le assunzioni di quest'anno e ipotizzando un trend di pensionamenti pari a quello di quest'anno (27.000). In sostanza, come previsto, nessun precario attuale avrà più la possibilità di lavorare.
Per la scuola dell'infanzia in quanto il piano non prevede espliciti tagli, ma l'azzeramento dell'attuale esperienza a tempo normale (8 ore) per trasformarlo in antimeridiano in modo da recuperare risorse per eventuali nuove istituzioni (sempre a tempo parziale): questa operazione, pur non producendo tagli a livello nazionale, perché in diverse regioni del Nord vi sono molte liste di attesa, avrà ripercussioni in Puglia sia sul personale che una forte ricaduta in termini di qualità del servizio e di risposta alle aspettative delle famiglie.

Paolo Peluso
Segr. Gen. FLC CGIL Puglia

Diamo un occhiata ai dati:
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16 ottobre 2008

Salva la scuola!


Oggi giovedì 16 ottobre, alle ore 18.00, presso il Salone degli Stemmi della Provincia di Taranto, il Partito Democratico provinciale presenterà il dibattito dal titolo "Salva la scuola!". All'iniziativa, introdotta da Anna Rita Lemma, parteciperanno, Michele Dentico, studente, Chiara Mastroserio, insegnante, Stefano Fabbiano, Vicepresidente della Provincia di Taranto, l'onorevole Ludovico Vico, deputato del PD e Donato Pentassuglia, Segretario Provinciale del PD. Le conclusioni saranno affidate all'onorevole Emanula Ghizzoni, capogruppo PD commissione Cultura e Pubblica Istruzione della Camera.