17 gennaio 2015

Intervista di Michele Mazzarano su La Voce di Massafra del 17.01.2015

Alcuni segnali avvisano del gran fermento esistente nel mondo della politica. Le elezioni regionali sono il prossimo test elettorale. In verità già dai tempi dell’elezione del presidente della Provincia furono registrati sommovimenti.
Per saperne di più abbiamo ascoltato uno dei personaggi che a Massafra la politica la fa, la orienta e, spesso, la determina. Michele Mazzarano è consigliere regionale e si appresta a riproporre la propria candidatura.

Possiamo confermare la candidatura alla Regione? Si diceva infatti che avrebbe corso per l’elezione a Sindaco di questa città: 
La mia ossessione quotidiana è constatare che questa crisi sta creando masse di disperati. Cresce la povertà diffusa, si alimentano le incertezze sul domani. Il futuro è diventato un incubo. I giovani sono mortificati e umiliati anche quando hanno talento e capacità. Il mio assillo costante è che la società, pur così provata, non rinunci anche alla speranza. Ora, per chi concepisce così la politica, il problema non è inseguire una candidatura. Ma piuttosto decidere se rappresentare una comunità in un consesso legislativo come il Coniglio regionale è una opportunità o meno per quella comunità. Io penso che lo sia, ma lo decideranno gli elettori. Io ho in mente la bussola della centralità regionale e nazionale di Taranto, delle sue emergenze e delle sue potenzialità. La Regione del futuro dovrà avere un nuovo cuore. Il nuovo cuore strategico della Puglia è Taranto. Non lo dico io, lo dice Matteo Renzi. Devo anche dire che la cosa che mi fa più piacere è incontrare cittadini che mi chiedono di candidarmi a Sindaco di Massafra. Per chi fa politica, fare il sindaco della propria città è un grande privilegio. Mi hanno insegnato però che le decisioni politiche giuste prese in tempi sbagliati rischiano di essere decisioni politiche sbagliate. 
L’alleanza con Tamburrano, pur senza rinunciare alla propria identità e ai propri valori, non potrà creare problemi quando si discuterà ancora una volta di inceneritore, di Tempa Rossa, di raccolta differenziata, di un certo tipo di gestione dell’amministrazione che nel passato avete contrastato? 
E noi, secondo lei, dovremmo rinunciare alle nostre idee, quelle per le quali abbiamo fatto battaglie a viso aperto, solo perché abbiamo affermato la necessità di avere un governo condiviso della Provincia, Ente di secondo livello. Lei sa cosa significa alzarsi nell'Aula del Consiglio regionale e attaccare l'ENI? Lei ha presente cos'è l'ENI in questo Paese? Chi lo fa, e io l'ho fatto, lo fa per convinzione. E l'ho fatto per la mia idea di difesa del territorio, non certo per intransigenza ideologica. Spesso, con tutta la malafede del caso, si confonde la collaborazione istituzionale per gli interessi del territorio con il consociativismo. E spesso a farci la morale sull'inciucio sono proprio gli esperti dell'inciucio, quelli che l'inciucio lo hanno sempre fatto in modo strisciante e ruffiano. Noi sulle politiche e sulle scelte dell'Amministrazione comunale siamo stati e saremo opposizione semplicemente perché siamo fedeli al mandato ricevuto dagli elettori. Sulla raccolta differenziata abbiamo fatto, gli unici, una enorme manifestazione pubblica. Altri esponenti della "cittadinanza attiva" hanno persino edulcorato quello che noi consideriamo un vero e proprio fallimento. 
Tamburrano sembra schierato con la classe imprenditoriale, il Pd, ma anche la sua storia personale, si collocano dall’altra parte? 
E non ci raccontiamo che queste contrapposizioni non esistono più. La mia storia parla chiaro. La mia storia dice che quando si è trattato, in Consiglio Regionale, di difendere gli interessi della mia terra, ho fatto accordi e compromessi con i miei avversari: dalla salvaguardia del polo universitario e del Politecnico di Taranto, al reperimento di risorse finanziarie straordinarie per l'agricoltura, la cultura, l'ambiente, la soluzione di vertenze occupazionali importanti. Pertanto la comune responsabilità sancita con le recenti elezioni provinciali hanno questo obiettivo. Allo stesso modo hanno fatto in altre Province d'Italia ma a Taranto hanno gridato allo scandalo fino a ricredersi in corso d'opera quando hanno verificato, come noi avevamo sostenuto fino alla noia, che il bilancio della Provincia si vota con i 2/3, e che i Sindaci di tutti gli schieramenti politici lo hanno votato all'unanimità. Questa è stata la dimostrazione lampante che politicizzare quell'evento era del tutto strumentale e fuorviante. In verità un motivo c'è se hanno fatto tanto caos: quel passaggio ha sancito, per la prima volta in assoluto, che Massafra non è seconda a nessuno nello scacchiere politico jonico. Evidentemente questo spaventa molti. Se la mia città sale sugli scudi, io ne sono felice e anche orgoglioso. 
C’è ancora quella pendenza giudiziaria che l’ha contrapposto al segretario regionale del suo partito? Come e quando pensa che si risolverà? 
Quella vicenda mi ha contrapposto a tutti coloro che l'hanno utilizzata sperando di buttarmi fuori dalla scena politica. Quella stessa vicenda però non mi ha mai contrapposto ai cittadini che mi hanno attribuito sempre il consenso, evidentemente perché mi conoscono e si fidano di me. Ho atteso cinque anni per la conclusione dell'udienza preliminare, non ho molta fiducia sui tempi della giustizia. Io, in questi cinque anni, ho sofferto molto ma non ho mai perso il sonno, sono sempre stato sereno perché la mia coscienza è a posto. Sto affrontando un processo in cui dovrò dimostrare che chiedere un finanziamento per un concerto in una campagna elettorale in cui non ero neppure candidato, attraverso un assegno, tracciabilissimo, ad una SRL a socio unico, è lecito. Non è finanziamento illecito, è finanziamento lecito. Avendo svolto vari ruoli apicali in un grande partito, conosco a memoria la legge sul finanziamento pubblico ai partiti e l'ho sempre rispettata. Anche Michele Emiliano, con il tempo, ha compreso l'entità vera di questa vicenda. Il Pd ha un suo codice etico che regolamenta le candidature. E a quello bisogna tenere fede, come giustamente sostiene Emiliano. 
Se il Pd dovesse andare al governo della città, quali segni dovrebbero distinguere la vostra gestione da quella di Tamburrano? 
Noi abbiamo un'altra idea di Massafra. Noi siamo alternativi alla concezione dell'Amministrazione comunale così come si è manifestata ai cittadini in questi dieci anni. Spostare il cuore della città nel centro storico a partire dal rione Gesù Bambino. Realizzare strumenti urbanistici che mettano le ali allo sviluppo della città. L'attuale proposta di PUG va sostenuta con le prescrizioni richieste. Massafra merita di avere quello che non ha mai avuto, uno strumento urbanistico moderno di tutela del paesaggio e dell'ambiente ma al tempo stesso motore di crescita e di sviluppo. Lavoreremo in questa direzione. 
Ritiene che ci sia un deficit di democrazia avvertibile nella assenza di partecipazione, di trasparenza, di comunicazione pubblica. 
La partecipazione c'è quando la si sollecita. La trasparenza è imposta dalla legge. Il problema è un altro, a mio avviso: l'assenza di una spinta all'autodeterminazione della società civile. Vi è un eccesso della cultura della delega, o un approccio troppo assistenziale che annulla la capacità di critica anche costruttiva. Oggi si eccede nella demonizzazione irrazionale e sconclusionata della politica e dei politici, ma si deficita in proposte, idee, progetti da sottoporre alle istituzioni. Il nichilismo come ideologia di massa sta infettando la società civile rendendola sterile e passiva.
Il fenomeno della corruzione, piaga dell’Italia, non è presente a Massafra? Siamo un’isola felice? 
La corruzione, l'assenza di trasparenza, l'abuso dei poteri non sono di esclusiva pertinenza di chi ha il dovere morale della denuncia politica o delle istituzioni che devono salvaguardare la legalità. Una società e una democrazia funzionano quando si creano gli equilibri, quando ci sono i pesi e i contrappesi, non solo tra chi governa e chi fa
l'opposizione. Una cittadinanza attiva che sia tale può svolgere un ruolo importante in questo. Le faccio un esempio per capirci: io sono consigliere regionale, sono stato eletto dal popolo e devo dare conto non solo di come esercito il ruolo istituzionale ma anche, io penso, del mio stile di vita. Spesso si parla degli stipendi dei politici, delle necessità di tagliarli, dei privilegi da eliminare. Quanti sanno che noi ci siamo tagliati di un terzo l'indennità, abbiamo eliminato tutti i benefit e praticamente azzerato la spesa dei gruppi? Lei sa quanto ho portato a rimborso al gruppo Pd per l'intero 2014? Zero. Quanti sanno che io ho rinunciato al vitalizio e che mi farò la pensione con il sistema contributivo? Noi abbiamo eliminato il vitalizio ma c'è ancora la possibilità di riscattarlo, come hanno fatto molti miei colleghi. Chi è informato di questo? E se non si è informati, dipende da me che non ho fatto il comunicato stampa o da una cittadinanza che deve saper vigilare smettendola di sparare nel mucchio e di fare di tutta l'erba un fascio? 
Il Pd è impegnato nella grande problematica dell’Ilva. L’opinione pubblica e gli ambientalisti sono dall’altra parte. Preoccupa un poco questo stato di cose? Così anche per Tempa Rossa. Perché la volontà di un territorio non conta più niente?
Taranto, nelle intenzioni del governo nazionale, è una sfida nazionale. Attenzione, non più solo l'Ilva ma Taranto nella una complessità e nel suo capitale inespresso. Matteo Renzi ha deciso, come se fosse una sfida personale, di fare di Taranto quella che è stata Detroit per Barak Obama: il luogo simbolo della sperimentazione di un nuovo ruolo dello Stato per salvare e rilanciare un asset strategico fondamentale del Paese. A Detroit, nel 2009, fu l'industria automobilistica; oggi a Taranto è l'industria siderurgica. Dopo il Decreto Taranto, se lo si studia, se si comprende quanto valore si attribuisce al risanamento ambientale, se si coglie che per la prima volta un Governo nazionale valorizza la cultura, la tradizione, la città vecchia di Taranto, se si verifica che si investono risorse per le ferite ambientali e sanitarie del territorio, la storia cambia notevolmente e la discussione tra noi non può essere sempre la stessa. Qui siamo di fronte ad una prova grande per tutti, Matteo Renzi ci sta provando seriamente e noi dobbiamo fare di tutto perché il tentativo riesca. 
Nel decreto Ilva, il settimo, si parla anche di cultura. Questo dice anche come l’acciaio non sia l’unica risposta per una comunità. Comunque riferendoci a Massafra perché non si fa qualcosa in più per questa città che offre risorse, opportunità, uomini di valore, lo stesso assessore sembra dotato della migliore buona volontà ma non possiamo parlare di politica culturale per il fatto che ogni tanto si presenti una nuova pubblicazione e che qualche uomo di cultura organizzi il suo convegno. 
È una questione di impostazione. Ritenere che la cultura sia un orpello o ritenere che la cultura dia da mangiare. Io penso che la cultura può essere una straordinaria e moderna industria in grado di produrre ricchezza e lavoro. La cultura non è una nicchia di cui occuparsi una volta a settimana; una città che ha il patrimonio rupestre, artistico, paesaggistico, architettonico, un centro storico come Massafra, può fare della cultura un industria con una pianificazione progettuale in grado di migliorare di molto la fruizione. Dispiace che così non sia, al di la della buona volontà dei singoli, perché noi abbiamo una tradizione culturale da fare invidia all'intera regione. 
I rifiuti, la loro raccolta, più o meno differenziata, sono uno dei grandi business. Chi rema contro il successo della differenziata? 
Remano contro il successo della differenziata coloro che non la sanno organizzare e coloro che hanno costruito un appalto capestro sulla raccolta dei rifiuti. L'idea, che chi critica questo modello di raccolta differenziata sia generalmente contro la raccolta differenziata, suscita ilarità. La raccolta
differenziata è il più evidente segno di civiltà di una comunità. Questa convinzione è ormai di dominio pubblico. Se il modello produce la contrarietà dei cittadini, la città è sporca e non si abbattono i costi della tassazione, non è colpa dei cittadini incivili, è colpa di coloro che l'hanno pianificata e organizzata.
 Giovanni Matichecchia - La Voce di Massafra - 17.01.2015