6 gennaio 2015

RECENSIONE DI "SENZA IL VENTO DELLA STORIA. LA SINISTRA NELL'ERA DEL CAMBIAMENTO" DI FRANCO CASSANO

"Senza il vento della storia - La sinistra nell'era del cambiamento" di Franco Cassano

«…Antonio Gramsci è stato il pensatore marxista che per primo ha avvertito l’affanno della provvidenza rivoluzionaria, presagendo l’asperità di un tempo nel quale la rivoluzione sociale sembra essere tornata ad essere solo un progetto di minoranze». 
È la “sinistra” che parla alla “sinistra” quella di Franco Cassano nel libro “Senza il vento della storia – La sinistra nell’era del cambiamento”: un libro che può aprire un dibattito utile, soprattutto dentro il Pd, sulla necessità di rinnovamento della sinistra, se capace di aderire al "movimento reale delle cose", come si direbbe con vocabolario marxista. 
Franco Cassano offre una lettura impietosa della sinistra confinata sulla difensiva, se non sulla nostalgia di un mondo che non esiste più. Il "mondo" dei "trenta gloriosi" - ossia degli anni dello sviluppo economico e dell’espansione dei diritti dello “Stato sociale” (trentennio che va dal ’45 al ’75) - è soppiantato dall'egemonia del "capitale" a cui l'autore, con grande coraggio, attribuisce l'avvento di effetti benefici nei mutamenti economici mondiali, che vedono l'ascesa crescente di paesi come la Cina, l’India, l’Africa australe e l’America Latina. La globalizzazione, secondo l'autore, non è stata soltanto un gioco a somma zero tra due giocatori, ma un gioco a somma positiva nel quale, anche grazie alla finanza, sono intervenuti nuovi giocatori che si sono affacciati sulla scena della storia. 
Non saprei se, come dice Cassano, vi sia qualcosa di benefico in questo gioco, penso altresì che il problema della asimmetria tra "cosmopolitismo dell'economia e nazionalismo della politica", denunciato da Gramsci già di fronte alla Grande Depressione, resti intatto. 
Cassano ha ragione da vendere quando pone nettamente alla sinistra il problema, direi filosofico e culturale innanzitutto, di imparare a riorientarsi in questo mondo complesso, riconoscendo che il suo avversario ha saputo farlo meglio e prima, senza avere paura del futuro. 
Egli si rivolge soprattutto a quella parte di sinistra arroccata sull’idea di una politica che si limita a voler garantire solo i diritti e le tutele di fasce sociali sempre più ristrette, ritenendo che così facendo si rischia di restare impantanati in una mentalità poco al passo coi tempi e lontani dalle necessità di un Mondo in continuo mutamento. 
Nella mappa dei mutamenti, l'autore si cimenta su uno spartito poco tematizzato finora, che è la lotta dei diritti, figlia della universalità perduta. Taranto è il palcoscenico del più complesso tra i conflitti tra i diritti che la modernità ci ha violentemente scaraventato addosso. 
Mentre i "trenta gloriosi" sono stati segnati dalla prevalenza della stabilità dell'occupazione e dall'affermarsi dei diritti sociali, già dalla fine degli anni settanta hanno iniziato ad affermarsi diritti come quello alla salvaguardia dell'ambiente naturale, che tutelano beni molto diversi e per certi versi in conflitto con quelli tradizionalmente tutelati dalla sinistra, fortemente ancorata al primato della cittadinanza sociale, al diritto al lavoro e all'espansione produttiva. 
Cassano fa opportunamente riferimento al famoso testo "Il principio di responsabilità" di Hans Jonas che mette a tema il conflitto tra i diritti e la necessità di saldare diritti contrapposti fondata su una nuova etica della "responsabilità". 
Mi sono soffermato su questo aspetto dell'analisi di Cassano, di cui lo ringrazio, perché continuo a pensare che Taranto e i suoi dilemmi siano non solo un grande sfida di Governo, ma un terreno di confronto culturale e politico soprattutto per la sinistra. 
La riclassificazione di diritti precedentemente non considerati prevalenti, non è solo un esercizio teorico, ma una bussola di azione politica se si pensa a quali gruppi sociali e segmenti di essi possono essere favoriti o danneggiati dal prevalere di un diritto sull'altro. 
I diritti accumulati nel corso dei “trenta gloriosi” devono essere rinegoziati e resi compatibili con le risorse che una realtà produce e di cui dispone. Lo dico da rappresentante della generazione dei "quaranta ingloriosi" (1975-2015): questo libro è una grande occasione di discussione ed è un motivo per incoraggiare e sostanziare il rinnovamento culturale e politico del Pd che deve coincidere con un'opera riformatrice, che l'Italia attende da anni. 
Questo libro non è l'apologia del renzismo, ma è un colpo di frusta a tutti i riformisti affinché riscoprano senso della realtà e responsabilità. 

 Michele Mazzarano 
Consigliere regionale Pd